Bi-Mind: la consapevolezza passa dalla Mindfulness

Abbiamo fatto due chiacchiere con Davide Boraso, Psicologo Clinico specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale. Dal 2013 ha inoltre fondato, con altri colleghi, il gruppo Bi-Mind, dove vengono sviluppate e condivise tecniche di mindfulness, pratica che stiamo sperimentando anche in BTREES ispirandoci a realtà che usufruiscono di queste metodologie anche a livello organizzativo come la stessa Google.

 

Buongiorno Davide! Ci racconti, innanzitutto, cos’è Bi-Mind?

 

Siamo partiti con un gruppo di 5, da poco diventati 6 professionisti. Avevamo il desiderio di condividere, a livello lavorativo, un progetto; consapevoli che la stima reciproca ci avrebbe aiutato a proseguire e coinvolgere altri colleghi. Il nostro leitmotiv è stato la mindfulness, un interesse relativamente nuovo che ci portasse a realizzare nuovi e particolari progetti.

 

Cos’è la mindfulness?

 

È abbastanza complicato dare una definizione in italiano. A livello di terminologia inglese possiamo identificarla come la consapevolezza del momento presente con l’esclusione al tempo stesso dei pregiudizi. Stare con quello che c’è senza giudicare significa non farsi trascinare dalle emozioni e dai propri pensieri: non ho bisogno di modifiche, non devo cercare delle “alternative”.
Incrementando la consapevolezza c’è la possibilità di poter riflettere, all’interno, in maniera introspettiva e quindi di decretare dei cambiamenti che non sono altro che risposte a noi stessi, alle persone che ci stanno vicine e all’ambiente.
Se non sono consapevole non rispondo, ma reagisco: azioni così poco ragionate possono portare però ad un pentimento. In questi casi è meglio rallentare, fare un passo indietro e realizzare una risposta funzionale atta a medicare i comportamenti.
Lo strumento cardine della mindfulness è la meditazione che può avvenire tramite pratiche formali (sessioni vere e proprie) o pratiche informali, che sono allenamenti di consapevolezza in situazioni quotidiane come gustare un pasto, farsi una doccia con attenzione o altri piccoli gesti.

 

A quali campi d’azione e d’interesse si collega più facilmente la Mindfulness?

 

Mindfulness è la traduzione della parola ”sati” che in lingua Pali, quella usata dal Buddha per i suoi insegnamenti significa consapevolezza e attenzione sollecita. L’origine si colloca nella psicologia buddista, ma grande impulso è stato dato da Kabat Zinn biologo statunitense a partire dagli anni ‘70.
La società attuale ci spinge ad essere lontani da noi stessi e porta a scompensi, la vita quotidiana e personale è difficile da gestire nelle relazioni e nella gestione delle emozioni. La conseguenza è una repentina ripercussione sull’ambiente, sul settore lavorativo e amicale, dove l’essere sconnessi diventa problematico.

 

Tutto ciò che riguarda l’uomo e le sue relazioni può essere quindi definito “campo d’azione” della mindfulness che diventa impulso e sostegno diretto come risposta agli stimoli grazie anche alla spinta data dalla ricerca scientifica (che ormai da tempo fornisce evidenze di efficacia).

 

Chi si affida alla mindfulness? Come si può sfruttare al meglio? Che riscontri ha a livello business?

 

Prima di tutto c’è da dire che i cambiamenti sostanziali possono arrivare solo come risposta ad un allenamento costante. Ci va disciplina e continuità, non è una formula magica, per allenare la mente bisogna allenarsi attraverso la pratica meditativa un po’ come se fosse la palestra della mindfulness.
Gli ambiti diventano quindi quasi infiniti, il primo protocollo di Jon Kabat-Zinn in occidente è stato un grande aiuto: risultati e soluzioni evidenti e sorprendenti.

 

La mindfulness a livello aziendale invece è pane quotidiano per i grandi brand (Google, Apple, ecc.) che vi riconoscono l’identificazione del valore aziendale, con riscontri e riverberanze in ambito relazionale e lavorativo. Basti pensare che anche l’ONU, per evitare disguidi e pressing durante i meeting, prevede incontri preparativi prima delle sedute d’incontro.
La mindfulness è uno “strumento non strumento”, un onda positiva evidente anche dal netto trend di crescita e interesse (vedi i dati di Google Trends legati al termine “mindfulness”).

 

Quando collaborate con le aziende o dei freelance cosa emerge in particolare come necessità? La mindfulness è la risposta alla necessità di…?

 

La prima cosa che emerge è il pressante alone della “distrazione”: sottrarre tempo alle cose, allungare i tempi di realizzazione incrementando costi ed errori. Concentrazione e connessione su ciò che si fa vanno dunque di pari passo. Più disagi significa avere maggiore fatica e stress, più malattia e conseguenti disagi aziendali con ripercussioni su relazioni personali/ambientali ed economiche.
La mindfulness aiuta perché allenandomi riesco a rendermi conto che sto facendo qualcosa di “dannoso” e rendendomene conto posso quantomeno arginare i danni perché la mia capacità di memoria seleziona e filtra cosa serve e cosa no.

 

Ci sono molti manuali e testi scientifici con cui approcciarsi e sicuramente Kabat-Zinn è un autore di riferimento, ma ciò che mi permette veramente di capire cos’è la mindfulness è la prova. Basta anche solo una prima volta, una giornata gratuita o un open day, per vedere in pratica a che livello di disconnessione personale siamo, come rendercene conto e allenarci.
Considerando che ci sono strumenti adattabili alle esigenze e che tutte le persone sono diverse, lo strumento mindfulness è però adattabile come un abito su misura, ad esempio alle diverse tipologie di stress tenendo conto della soggettività.

 

Grazie molte Davide, alla prossima!

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Staff BTREES

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