Intelligenza Emotiva: cos’è e come allenarla

È composta da due tipi di competenza: una personale legata al modo in cui regoliamo noi stessi e una relazionale, connessa al modo in cui ci relazioniamo.

Nel mondo delle startup, dal quale noi di BTREES proveniamo e che continuiamo a frequentare, si dice che più che l’idea è importante la fase di execution ossia la messa in pratica del pensiero. Ciò, pur se particolarmente consistente per le startup, è vero pure per la maggior parte delle imprese. Il “come” si cresce e si sviluppano i propri servizi e prodotti conta eccome e fa la differenza.

Con il nostro blog abbiamo parlato di mindfulness, di team, di Digital Detox, di Digital Disruption e di tanti temi che sembrano scollegati tra loro, ma in realtà sono spesso tenuti insieme da ciò che è il fulcro della capacità biologica di sviluppo di ogni persona ed ecosistema relazionale oggi, ossia l’Intelligenza Emotiva. Competenza già riconosciuta tra le top skill del mondo professionale del 2020 anche dal World Economic Forum.

Aspetti dell’Intelligenza Emotiva

Grazie al contributo di Davide Boraso, Psicologo Clinico specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale e co-fondatore di Bi-Mind, approfondiremo in 5 puntate il tema dell’Intelligenza Emotiva condividendo i suoi principali capitoli citati da Daniel Goleman ossia:
1. Self awareness (capacità di autocoscienza);
2. Self management (gestione delle dinamiche personali: resilienza, adattabilità e regolazione emotiva);
3. Motivation (orientamento al risultato, costruzione di prospettiva positiva);
4. Social awareness (competenze sociali: empatia, capacità organizzative);
5. Relationship management (competenze relazionali: influenza, coaching e mentoring, teamwork e gestione dei conflitti).

Che tu sia un manager, un freelance, un amministratore, un creativo, un responsabile HR: è una competenza che potrà tornarti sempre più utile. Ciò che stiamo riassumendo è un percorso altamente specializzato che può generare elevate performance e si avvale dei più moderni ed efficaci strumenti psicologici applicati alla crescita e sviluppo del potenziale umano.

Se sei interessato al tema dell’Intelligenza Emotiva, in fondo all’articolo potrai lasciare la tua mail per pre-iscriverti alla ricezione di una guida pratica che stiamo sviluppando sul tema con alcuni consigli elaborati con il supporto di esperti e basati su ricerche scientifiche.

Self awareness

“L’intelligenza emotiva è ormai riconosciuta come caratteristica fondamentale ed imprescindibile per un leader efficace e per raggiungere risultati significativi in campo lavorativo. È probabile che nell’imminente futuro assuma più importanza delle competenze tecniche e diventi determinante per la continua crescita dell’azienda stessa.

L’intelligenza emotiva è composta da due tipi di competenza, una personale legata al modo in cui regoliamo noi stessi e una relazionale, connessa al modo in cui ci relazioniamo con gli altri.
Tuttavia per poter migliorare le competenze emotive occorre possedere o sviluppare un prerequisito fondamentale: la consapevolezza di sé.

La consapevolezza di sé (anche indicata come conoscenza di sé o capacità di introspezione) è l’abilità che permette di comprendere le proprie esigenze, desideri, limiti, abitudini e tutto ciò che sia importante per noi stessi. Quanto più si ha consapevolezza di sé, tanto migliore potrà essere la nostra abilità di adattarci ai cambiamenti di vita e di soddisfare le nostre esigenze.

Permette inoltre di riconoscere e dar nome alle proprie emozioni. Solitamente quando qualcosa non procede come vorremmo o incontriamo difficoltà lavorative, oppure i colleghi non ci comprendono, non ci ascoltano o peggio si approfittano di noi l’emozione prevalente potrebbe essere la rabbia. Tuttavia frequentemente la rabbia è un’emozione secondaria, ovvero è espressione di emozioni più profonde che possono essere delusione, sconforto o anche paura. Nominare correttamente le proprie emozioni significa già esercitare una prima forma di contenimento e di regolazione.

Fra i benefici della consapevolezza di sé, va infine ricordato che permette di raccogliere dati e informazioni sulle risorse interiori, sulle abilità e sui limiti. Ciò contribuisce alla percezione del proprio valore e delle capacità, sia a costruire una sana fiducia in sè stessi.

Se anche si ha scarsa consapevolezza di sé c’è una buona notizia: è allenabile e si può sviluppare un pò come se volessimo migliorare la nostra muscolatura in palestra. In questa occasione invece che utilizzare bilancieri e tapis roulant potremmo dedicarci alla mindfulness, una pratica meditativa che consente di prestare attenzione, ma in un modo particolare: con intenzione, al momento presente e in modo non giudicante” Davide Boraso.

Seguiteci! La prossima puntata parleremo di “Self management”, secondo dei 5 passi verso l’Intelligenza Emotiva.

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