Crowdfunding: come crescere grazie alla community

Tanti sono stati e saranno i cambiamenti dati dal Coronavirus, ormai lo sappiamo. Una cosa che è emersa ancora più forte e forse non è stata analizzata abbastanza è l’importanza di avere una propria community.

Cercheremo qua di farlo portando spunti strategici e pratici, speriamo utili per Startup, PMI e Non Profit.

Lo facciamo anche in virtù e riprendendo alcuni dati del nostro partner Starteed (gestori di piattaforme crowdfunding), il quale dal suo Osservatorio segnala come il Crowdfunding nel 2019 sia stato in crescita del +59% con la raccolta nella tipologia equity che praticamente raddoppia (circa il +100%), tra l’altro con un tasso di successo dell’81% ed una raccolta totale media di 370.000 euro. Ma andiamo ora per gradi.

crescita crowdfundig reportFonte: Crowdfundingreport.it

 

Perché e quando fare fundraising

Coltivare le relazioni digitali oggi ha fatto, sta facendo e farà sempre di più la differenza per qualsiasi realtà che voglia crescere rapidamente e costantemente. In questo caso condividiamo le nostre riflessioni rispetto al tema del Crowdfunding, strumento che è cresciuto esponenzialmente come utilizzo in queste ultime settimane. Tante sono state le donazioni agli ospedali (pensiamo a quella da record raccolta dai Ferragnez tramite i propri fan ed arrivata a 4,5 milioni di euro), ma non sono stati ovviamente gli unici a doversi attivare in questo periodo. Una ricerca di Italia Non Profit mostra che durante il lockdown per oltre il 70% delle Non Profit le attività si sono dimezzate, se non rimaste ferme. Queste realtà, dove avevano una community già presente, si sono attivate per raccogliere fondi al fine di sostenere le diverse attività. Segnaliamo a tal proposito l’iniziativa creativa #ArteSenzaDimora di un’impresa sociale per cui siamo felici di collaborare ossia Stranaidea.

 

 

Il vantaggio di avere una community fidelizzata negli anni ha permesso ad AISLA Onlus, che BTREES sta seguendo con il supporto di Starteed, di raggiungere e superare 180.000 euro di raccolta fondi tramite l’iniziativa “Distanti ma vicini” (citiamo volentieri anche per continuare a diffondere!). Un altro progetto che ci fa piacere citare è “Non posso parlare”, un chatbot sviluppato da SPX Lab in risposta alla violenza domestica sulle donne, purtroppo drammaticamente cresciuta durante le ultime settimane. Questi casi sono dovuti alla situazione di emergenza, ma in realtà l’attività di fundraising tramite la “folla” ossia il crowdfunding ha diverse declinazioni e può essere utile al lancio di un prodotto (Go To Market) oppure nella fase di Scale Up di una Startup, così come può diventare un’attività di Open Innovation e Corporate Social Responsibility da parte di un’impresa. Può essere quest’ultimo un es. ben raccontato da Caracol, che come azienda ha convertito la sua produzione per produrre mascherine 3D da donare a chi ne ha bisogno. Nel frattempo sono calati anche gli investimenti dei Venture Capital verso le Startup (in Cina si parla di un -50%, vedi slide), quindi la forza della community tramite questi strumenti diventa ancora di più una delle vie da considerare nel proprio auto-finanziamento.

Le tipologie di Crowdfunding

A seconda dell’organizzazione che rappresentate e dell’obiettivo che vi siete posti, possono esserci diverse tipologie di Crowdfunding a cui affidarsi. Sono sostanzialmente 4: reward based (es. di piattaforme: Eppela, Kickstarter, Indiegogo), donation based (es. Rete del dono), peer-to-peer lending (es. Soisy, Prestiamoci: in questo caso per prestiti tra privati), Equity (es. Back To Work, 200 Crowd, Mamacrowd). Ci sono poi sempre più piattaforme “verticali” di settore, ad es. se volete lanciare un libro c’è BookaBook oppure se l’iniziativa riguarda un investimento immobiliare un punto di riferimento in Italia è sicuramente Walliance.

 

 

Non dimenticatevi innanzitutto che queste bellissime piattaforme però offrono questo supporto tecnologico come un servizio (non di solo pane si vive!), quindi c’è una % di commissioni che prenderanno sull’importo raggiunto, così come avverrà per le diverse transazioni che potranno arrivarvi. Ciò non ha standard, dipende da una realtà all’altra, vi possiamo solamente consigliare di approfondire bene le dinamiche a cui vi affidate.

3 componenti strategiche fondamentali

Nell’avviare un progetto di Crowdfunding è fondamentale tenere a mente che servono 3 elementi principali: 1. avere ben chiaro il “why” della vostra iniziativa e il “need” della vostra audience (che va a volte distinta tra chi potrà usufruire del servizio e chi sarà il donatore); 2. strutturare una strategia ben definita con canali e azioni efficaci; 3. Avrete tanto più successo tanta più sarà la vostra “crowd” ossia la folla. Vi assicuro che questa cosa è apparentemente scontata quanto una delle spesso più sottovalutate.

 

 

Tanti ideatori di campagne crowdfunding pensano di avere tra le mani l’iniziativa più bella del mondo, ma questo valore non è sempre percepito allo stesso modo da parte dell’audience di riferimento, ricordatevelo! Un conto quindi è la community che già avete (dai social, dalla vostra newsletter, contando sui vostri già attuali clienti, ecc.), un altro è quella invece che sperate di ottenere durante la campagna.

È altrettanto importante quindi pianificare bene, settimana per settimana, il vostro percorso come iniziativa di crowdfunding, perché la maggior parte delle volte, se non in tutti i casi, la “vittoria” e quindi l’ammontare finale della campagna sarà raggiunto se alla partenza tutto è stato definito nei minimi dettagli. Così potrete ottenere il vostro successo fin dai primi giorni: è infatti al lancio della prima settimana che quasi sempre si capisce come andrà la campagna, ma è anche quando è ormai troppo tardi per porre cambiamenti importanti alla vostra strategia e pianificazione.

Cosa fare prima del lancio

Prima di partire è fondamentale avere ben chiari gli obiettivi che ci si pone ed a quale audience si sta parlando, di conseguenza i reward da offrire e la migliore piattaforma utilizzabile. Bisogna quindi definire i contenuti: testi, immagini e sempre di più è fondamentale avere un buon video che possa coinvolgere la community di riferimento (massimo 1 minuto, solitamente). È fondamentale allo stesso tempo avere una lista di “family & friends” oppure di associati da cui partire, così come documentare il “backstage” cioè tutto l’impegno che state mettendo nel lanciare l’iniziativa. La reputazione e la possibilità di coinvolgere influencer/VIP/giornali permetterà di dare credibilità a ciò che state proponendo. E l’ammontare giusto della campagna sarà quindi fondamentale fin dai primi giorni per essere credibili in base a quanto pensate realisticamente di poter raccogliere.

Tutte queste indicazioni vi ricordo che le potete approfondire meglio nelle slide del webinar “Crowdfuding: come crescere grazie alla community” da me tenuto per SELLALAB.

Cosa fare durante e dopo il lancio

Ricordatevi innanzitutto che se non ci credete voi, è difficile chiedere ad altri di crederci. Il vostro contributo di rilancio dell’iniziativa dai canali social personali ed “istituzionali” del team è quindi fondamentale. Sarà importante anche definire prima del lancio delle rubriche da mantenere durante la campagna, ad es. coinvolgendo degli Ambassador che possono influenzare e coinvolgere in maniera continuativamente la community attuale e potenziale. Le campagne di advertising sono importanti, ma ancora di più è importante che ci sia un’iniziativa di User Generated Content magari tramite un hashtag dedicato all’iniziativa che faciliti ed inviti i vostri ambassador alla produzione del contenuto. Così da creare un effetto “catena”. Non dimenticatevi poi di ringraziare: ciò, oltre ad essere giusto di per sè, può contribuire a generare l’effetto emulazione di altri, che possono vedere che ci sono i primi donatori.

Tutte queste indicazioni vi ricordo che le potete approfondire meglio nelle slide del webinar “Crowdfuding: come crescere grazie alla community” da me tenuto per SELLALAB.
Potremmo continuare perché le domande che emergono a questo punto sono tante. Ad esempio: Quanto tempo mi serve per impostare una campagna? Quanto posso chiedere come ammontare? Quale piattaforma preferire? Di che competenze ho bisogno? Le variabili sono tante ed è in questi casi che effettivamente entriamo in campo con le nostre attività di consulenza strategiche. Speriamo in ogni caso di essere intanto riusciti a fare un’adeguata introduzione all’argomento e magari dare qualche nuovospunto a voi che ci leggete. Buona fortuna, quindi, per la prossima campagna!

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Lorenzo D'Amelio

Lorenzo D'Amelio

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