Intervista ad Andrea Censoni: 3 consigli per gli startupper

In occasione della “Call for Startup” di dPixel, abbiamo intervistato Andrea Censoni – Venture Capital Analyst, che ci ha raccontato la sua esperienza con il “Barcamper” a “caccia” di startup per l’Italia.

Le imprese sono fatte di persone, prima che di algoritmi. Noi, che ogni giorno lavoriamo nel mondo di Facebook, ci teniamo a evidenziarlo e per questo parliamo della rilevanza del mindset imprenditoriale, che sappiamo può incidere positivamente società a prescindere dal destino della propria startup. È su queste basi che abbiamo ideato il ramo “Incubator” della nostra New Media Agency, cioè sulle potenzialità di empowerment sul capitale umano. In questo articolo troverete 3 consigli per startupper

DPIXEL: CALL FOR STARTUP CON SCADENZA 5 GIUGNO 2017

Siamo infatti nati come una startup e ne manteniamo la filosofia. Per questo abbiamo deciso di fare due chiacchiere con Andrea Censoni, Venture Capital Analyst di dPixel, per condividere alcuni spunti in questo senso. È un piacere quindi dare visibilità ad un’opportunità per chi è agli inizi: la Call for Startup di dPixel, Fondo di investimento Barcamper Ventures, è aperta fino al 5 giugno. È un percorso che inizierà a settembre 2017, si terrà a Bologna e includerà fino a 20 startup nel campo della tecnologia e del digitale, che verranno selezionate nei prossimi 3 mesi. Potete trovare più info al termine dell’intervista.

Buongiorno Andrea! È un piacere averti ospite sul nostro blog, ci racconti meglio di cosa ti occupi e della tua “avventura” in dPixel?

Sono un 27enne bolognese, qua in dPixel le startup, gli aspiranti imprenditori e l’innovazione tecnologica sono in effetti il mio pane quotidiano. Più in concreto, però, mi occupo di scouting di progetti in ambito digitale in cerca di investimento: curo la gestione operativa della piattaforma “Barcamper” (il touch-point delle startup con il team di investimento di dPixel) e l’organizzazione di programmi di accelerazione (in particolare “Barcamper Garage”, il nostro programma proprietario a Bologna).
Il percorso che mi ha portato a lavorare in questo mondo è cominciato ormai 3 anni fa con alcune partecipazioni a programmi di training/sviluppo di idee. Poi è arrivata la tesi di ricerca sperimentale su “La startup competition in Italia”, quindi, dopo un’esperienza in consulenza in digital marketing, l’incontro con Gianluca Dettori al Giffoni Film Festival (di cui Andrea è stato il Team Coordinator dell’ultima edizione, ndr) l’estate scorsa. Non ho mai avuto le idee chiare sul mio futuro lavorativo, motivo per cui ho sempre cercato di “assecondare” i miei interessi e le mie attitudini personali. I giusti incontri hanno fatto il resto.

Raccontaci dell’esperienza del Barcamper: come è andata?

Il “Barcamper” è un vero e proprio ufficio mobile di dPixel, un camper adibito a ufficio che diventa luogo di incontro con giovani e aspiranti imprenditori. Nato nel 2011 per non rischiare di perdere il rapporto e valore “umano” che, inevitabilmente, dietro ad un “asettico” business plan inviato via email potrebbe venir meno, ha effettuato 150 tappe in università e piazze di tutta Italia, coinvolgendo sino ad oggi più di 100.000 giovani.
L’ultimo tour che ho seguito in prima persona, è stato quello alla ricerca di idee da accelerare per la “StartCup Emilia Romagna”: 9 tappe che hanno toccato tutte le province e i luoghi dell’innovazione, Sono salite sul Barcamper ben 120 startup ed abbiamo ascoltato le storie di 165 aspiranti imprenditori, dal giovane liceale fino all’ex imprenditore in pensione che continua a macinare progetti. L’Emilia si è confermata una regione con eccellenze in campo tecnologico incredibili con tanti progetti nel campo del food, agritech, meccatronica, manifattura, passando per smart mobility e life sciences. È un territorio pieno di talento imprenditoriale e innovazione, che sono poi i motivi che hanno spinto dPixel e Primomiglio SGR a portare il loro programma di accelerazione proprio a Bologna.

Ecosistema startup in Italia: a che punto siamo, secondo il tuo parere?

Da ottobre 2016 ho incontrato solo sul Barcamper più di 180 startup e ho avuto il piacere di lavorare insieme a 80 di queste, provenienti da ogni parte d’Italia. L’Italia è un paese pieno di ingegno e creatività, terreno naturalmente fertile per il fiorire di innovazione in ogni ambito. Innovazione e progetti d’interesse nei settori più svariati ci sono e non seguono una logica “geografica”: ad esempio, a dicembre dello scorso anno durante quattro giornate di scouting in Umbria abbiamo incontrato 70 startup solo in ambito energia e rinnovabili. Non è poi così strano incontrare startup di giovanissimi sviluppatori provenienti da paesi di 5.000 abitanti della Sicilia o Sardegna.
Sicuramente ottimi segnali che, uniti a un graduale aumento negli ultimi anni degli investimenti in startup (nel 2016 178 milioni di euro,  numeri comunque lontanissimi rispetto ad altri Paesi europei come UK e Germania, ndr), fanno ben sperare. Anche se, a mio avviso, manca spesso un anello di congiunzione tra l’Università ossia l’ambiente dove per definizione si fa “innovazione” e il mercato. Questo sia perché nelle Università italiane in generale manca la “cultura d’impresa”, spesso abbiamo a che fare con bellissimi progetti di ricerca senza però nessuna impostazione d’azienda, sia perché non sempre è presente un attore che permetta di realizzare davvero il “trasferimento tecnologico”.

Infine, ci puoi fornire almeno 3 consigli per startupper o aspiranti tali?

Certo ecco a voi 3 consigli per startupper o chiunque si affacci verso questo mondo:

1) Partire leggeri. Spesso incontro ragazzi/e giovani con tante belle idee imprenditoriali ma anche con tanti “blocchi”, sin dalla nascita del loro progetto; blocchi che spesso ne impediscono lo sviluppo stesso. Ad es.: “Per sviluppare tutta la piattaforma mi servono x-k €”, “Ci mancano competenze informatiche, quindi dobbiamo pagare una società esterna”, “Per raggiungere tanti potenziali utenti, ci servono x-k € per investimenti in campagne di marketing”.
Approcci di questo tipo vanno contro la metodologia “Lean Startup” di Eric Ries (di cui mi definisco abbastanza un “purista”), che aiuta ad individuare un percorso verso un business sostenibile, riducendo drasticamente tempi e costi, e, di conseguenza, la possibilità di fallire.

Alcuni elementi interessanti di questo approccio sono:
build-measure-learn cycle: alimentare un flusso continuo di feedback tra la startup e i suoi potenziali clienti durante il processo di sviluppo del prodotto, per garantire un apprendimento costante e verificare ogni singola ipotesi alla base dell’idea del business;
il Minimum Viable Product: meglio un prototipo incompleto oggi con la possibilità di iniziare a testare il customer target, piuttosto che un prodotto “completo” senza interesse di mercato domani;
il Pivot ossia “mai innamorarsi della propria idea”: il saper “cambiare rotta” in itinere (relativamente a prodotto sviluppato o il mercato/modello di business), è una caratteristica che fa sicuramente parte dell’imprenditore di successo. Al contrario, l’imprenditore “innamorato del proprio prodotto/idea” è spesso cieco rispetto ai problemi e alle soluzioni da ricercare/sviluppare.

2) Mercato e customer first. Nella fase iniziale di un progetto, il focus dovrebbe essere parallelamente sia sul prodotto e il suo sviluppo che sul customer development, con un’analisi approfondita del target di riferimento-problema-dimensione del mercato. Concentrandosi solo sullo sviluppo del prodotto il rischio è di arrivare nella fase di commercializzazione senza avere un interesse di mercato dettato dai bisogni delle persone.

3) Parti senza paura di sbagliare. Se si è alla prima esperienza di startup (e magari sei anche giovane e senza troppa esperienza lavorativa), statisticamente parlando, non andrà quasi mai come ci si aspetta. L’esperienza e soprattutto gli errori che inevitabilmente si commetteranno, insegneranno davvero che cosa vuol dire fare impresa. Quindi lanciatevi, sbagliate e… imparate!

Grazie molte Andrea, alla prossima occasione!

Per chi vuole partecipare alla Call di dPixel il termine ultime è il 5 giugno. Ogni startup ammessa al programma riceverà 25.000 euro, accesso a mentorship dedicata, più una serie di servizi messi a disposizione dai partner di dPixel. Saranno selezionate fino a 20 startup in ambito ICT/digitale, con una soluzione/prodotto ready to market con particolare focus su: Industry 4.0 ed IoT, blockchain applications, Fintech, Insurtech, B2B SaaS, Intelligenza artificiale, marketplaces, servizi innovativi abilitati dalla tecnologia. I mentor a supporto del programma vantano esperienze manageriali in campo digitale in aziende come Facebook, Mondadori, Blablacar, Groupon, Airbnb, Jobrapido e Banzai.

Buona fortuna!

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Staff BTREES

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